Per le imprese soggette all’obbligo di diagnosi energetica, il monitoraggio dei consumi non è soltanto uno strumento per individuare risparmi: è un requisito fondamentale per garantire la conformità della diagnosi. E per le imprese energivore, una diagnosi non conforme può mettere a rischio l’accesso alle agevolazioni.
Il prossimo ciclo di diagnosi energetiche si avvicina e le aziende devono iniziare a prepararsi per tempo.
La diagnosi energetica del 2027 dovrà analizzare i consumi del 2026. Per questo motivo, è fondamentale che i dati energetici vengano raccolti e monitorati durante tutto il periodo di riferimento, anziché ricostruiti soltanto al momento della redazione del documento.
Arrivare alla scadenza senza un sistema di monitoraggio adeguato può rendere più complessa la raccolta delle informazioni necessarie e compromettere la qualità e la conformità della diagnosi.
Il monitoraggio consente di conoscere nel dettaglio come vengono utilizzate le risorse energetiche all’interno dello stabilimento, individuando sprechi, anomalie e opportunità di miglioramento.
Per le imprese soggette all’obbligo di diagnosi energetica, tuttavia, il suo ruolo va oltre il semplice efficientamento.
Le indicazioni operative di ENEA prevedono criteri specifici per la raccolta e l’analisi dei consumi e per la definizione di una strategia di monitoraggio. Nelle diagnosi successive alla prima, il monitoraggio delle aree funzionali e la disponibilità di misure dedicate assumono particolare rilevanza per documentare in modo adeguato i consumi energetici.
Non è quindi sufficiente disporre delle sole fatture energetiche: occorre valutare quali dati siano necessari per rappresentare correttamente i consumi dei diversi reparti, impianti e processi produttivi.
In Italia, le diagnosi energetiche per grandi imprese ed energivore non sono solo un adempimento: sono un obbligo con sanzioni chiare, tuttora vigenti.
Qui il monitoraggio non è un “optional”: è uno dei pilastri che riduce drasticamente il rischio di contestazioni su qualità, tracciabilità e riproducibilità dei risultati.
Per le imprese elettrivore oltre alla sanzione rischiano la perdita del requisito di impresa elettrivora con conseguente rimborso dello sgravio in bolletta percepito.
ENEA mette a disposizione indicazioni operative e documentazione (template, fogli di calcolo, manuali) per affrontare correttamente diagnosi e adempimenti. Un punto chiave è la logica evolutiva: dalla prima diagnosi (dove spesso si parte da dati disponibili) alle successive, dove cresce l’aspettativa di misura diretta.
Nel Manuale Operativo ENEA sulla diagnosi (con sezione dedicata alla strategia di monitoraggio), viene esplicitato che nella prima diagnosi qualora non vi fossero contatori dedicati, è possibile stimare il consumo energetico delle utenze presenti attraverso dati di targa, ore di funzionamento e fattori di correzione, ma nelle diagnosi successive per le aree funzionali devono esserci contatori dedicati e un piano di monitoraggio permanente sui dati significativi.
Inoltre, la strategia di copertura dei dati misurati include criteri pratici: per esempio, possono essere esclusi dal dettaglio i vettori che incidono meno del 10% sul consumo totale del sito, purché la somma delle esclusioni non superi il 10% del consumo totale. Questo dà un criterio tecnico utile per progettare un sistema di misurazione secondaria “proporzionato”, senza inseguire la misura di tutto.
Una diagnosi “solo bollette” descrive il totale; un sistema di monitoraggio descrive quando e perché si consuma:
Questo è ciò che permette di passare da “lista interventi” a prioritizzazione tecnico-economica credibile.
Senza baseline robusta e dati misurati:
Anche con il recepimento italiano in ritardo, il calendario europeo resta un riferimento che le imprese energivore non possono permettersi di ignorare. Secondo le scadenze previste dalla Direttiva: la prima diagnosi energetica secondo le nuove soglie (oltre 10 TJ/anno di consumo medio, calcolato sul triennio 2023-2025) dovrebbe scattare entro l’11 ottobre 2026; l’adozione di un Sistema di Gestione dell’Energia certificato ISO 50001 per le imprese oltre 85 TJ/anno entro l’11 ottobre 2027.
Il 2027 sarà quindi l’anno in cui la finestra di adeguamento si chiude su due fronti in parallelo: da un lato la messa a regime dei sistemi di misurazione richiesti dalla prima ondata di obblighi, dall’altro la certificazione ISO 50001 per le imprese di maggiori dimensioni. Chi oggi struttura un piano di monitoraggio solido a prescindere dalla data esatta di pubblicazione del decreto italiano arriva a quell’appuntamento con i dati già pronti, invece di rincorrerli sotto scadenza.
Oggi il monitoraggio è ciò che rende concreta l’efficienza: